Sunday, 25 December 2016

L'ANSA oggi ha un articolo (che potete leggere, se volete, schiacciando qui) in cui ci invita a condividere "la nostra fede" con gli altri e a festeggiare le feste di tutti su un bel piano di parità.

Io invece sono un po' stufo. Capisco il bisogno di riempire le pagine dei noiosissimi giornali in versione natalizia. Capisco la raccomandazione di essere amichevoli con gli altri, che mi sembra quasi ovvia. Capisco anche che finché il mondo resta in piedi sarebbe più bello festeggiare, anche tutti i giorni, anziché fare la guerra. Però non mi sembra che la soluzione sia un bel collage di religioni diverse, di tutte le religioni del mondo, naturalmente, altrimenti poi qualcuno si offende. A meno che le religioni non siano ridotte a filosoficamente irrilevanti caratteristiche culturali dei popoli, come l'abitudine di cucinare più o meno la pasta o quella di far colazione con cappuccino e bombolone o con una bella fetta di bacon fritto.

Io le feste dei pazzi che pensano che per qualche ragione misteriosa Dio abbia detto loro l'unica grande Verità, e che gli abbia dato il compito di diffonderla in un modo o nell'altro nel mondo illuminando gli errori altrui e salvandoci dal peccato, NON LE FESTEGGIO e non ho tanta voglia che gli altri le condividano con me.

Le religioni sono un interessante fenomeno sociologico (e psicologico) da analizzare, sono costruzioni culturali che raccontano l'affascinante storia dell'umanità, ma come "verità" non sono una cosa da prendere troppo sul serio. E soprattutto non una cosa da "rispettare" come se dentro le feste ed i riti ci parlasse Dio.

Le religioni "universalistiche", quelle che credono di dover convertire gli altri, sono una scocciatura di dimensioni bibliche, e il fatto che si stiano diffondendo dopo qualche secolo di recessione e di sviluppo del libero pensiero è uno dei fenomeni più preoccupanti che determinano lo scenario del nostro possibile (prossimo futuro) disastro globale.

E allora ai religiosi convinti di essere dalla parte del giusto si deve dire di piantarla ogni volta che se ne ha l'occasione. Altro ché "festeggiare insieme"...

Naturalmente è ancora peggio (molto, ma molto peggio) quando i "fedeli" di turno pensano di dover diffondere la loro religione con le armi, come purtroppo sembra credere qualche milione di mussulmani. Ma il fatto che questo sia peggio, non rende l'opzione "disarmata" buona.

L'opzione buona è il pensiero cauto e critico che pensa prima di parlare, e che rispetta la ricerca altrui della verità quando è ricerca della verità e non arroganza ignorante. L'opzione buona è il lasciare le religioni rivelate alla storia, o alla letteratura, o al piacere del rito privato, al piacere estetico della manifestazione artistica, per cui non si condanna e non si uccide.

Se volete festeggiare, festeggiate pure, ma non chiedete la mia approvazione. Non potrei che chiedervi di smetterla.

Lasciatemi, vi prego, alla mia laicità.

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