Vita di un povero essere umano
Thursday, 5 July 2018
Homunculus sapiens sapiens
O creature fragili
del genio onnipossente
forse noi siam l’homunculus
d’un chimico demente,
forse di fango e foco
per ozioso gioco
un buio iddio ci fe’.
Arrigo Boito, Dualismo
Saturday, 30 June 2018
Sunday, 25 December 2016
L'ANSA oggi ha un articolo (che potete leggere, se volete, schiacciando qui) in cui ci invita a condividere "la nostra fede" con gli altri e a festeggiare le feste di tutti su un bel piano di parità.
Io invece sono un po' stufo. Capisco il bisogno di riempire le pagine dei noiosissimi giornali in versione natalizia. Capisco la raccomandazione di essere amichevoli con gli altri, che mi sembra quasi ovvia. Capisco anche che finché il mondo resta in piedi sarebbe più bello festeggiare, anche tutti i giorni, anziché fare la guerra. Però non mi sembra che la soluzione sia un bel collage di religioni diverse, di tutte le religioni del mondo, naturalmente, altrimenti poi qualcuno si offende. A meno che le religioni non siano ridotte a filosoficamente irrilevanti caratteristiche culturali dei popoli, come l'abitudine di cucinare più o meno la pasta o quella di far colazione con cappuccino e bombolone o con una bella fetta di bacon fritto.
Io le feste dei pazzi che pensano che per qualche ragione misteriosa Dio abbia detto loro l'unica grande Verità, e che gli abbia dato il compito di diffonderla in un modo o nell'altro nel mondo illuminando gli errori altrui e salvandoci dal peccato, NON LE FESTEGGIO e non ho tanta voglia che gli altri le condividano con me.
Le religioni sono un interessante fenomeno sociologico (e psicologico) da analizzare, sono costruzioni culturali che raccontano l'affascinante storia dell'umanità, ma come "verità" non sono una cosa da prendere troppo sul serio. E soprattutto non una cosa da "rispettare" come se dentro le feste ed i riti ci parlasse Dio.
Le religioni "universalistiche", quelle che credono di dover convertire gli altri, sono una scocciatura di dimensioni bibliche, e il fatto che si stiano diffondendo dopo qualche secolo di recessione e di sviluppo del libero pensiero è uno dei fenomeni più preoccupanti che determinano lo scenario del nostro possibile (prossimo futuro) disastro globale.
E allora ai religiosi convinti di essere dalla parte del giusto si deve dire di piantarla ogni volta che se ne ha l'occasione. Altro ché "festeggiare insieme"...
Naturalmente è ancora peggio (molto, ma molto peggio) quando i "fedeli" di turno pensano di dover diffondere la loro religione con le armi, come purtroppo sembra credere qualche milione di mussulmani. Ma il fatto che questo sia peggio, non rende l'opzione "disarmata" buona.
L'opzione buona è il pensiero cauto e critico che pensa prima di parlare, e che rispetta la ricerca altrui della verità quando è ricerca della verità e non arroganza ignorante. L'opzione buona è il lasciare le religioni rivelate alla storia, o alla letteratura, o al piacere del rito privato, al piacere estetico della manifestazione artistica, per cui non si condanna e non si uccide.
Se volete festeggiare, festeggiate pure, ma non chiedete la mia approvazione. Non potrei che chiedervi di smetterla.
Lasciatemi, vi prego, alla mia laicità.
Io invece sono un po' stufo. Capisco il bisogno di riempire le pagine dei noiosissimi giornali in versione natalizia. Capisco la raccomandazione di essere amichevoli con gli altri, che mi sembra quasi ovvia. Capisco anche che finché il mondo resta in piedi sarebbe più bello festeggiare, anche tutti i giorni, anziché fare la guerra. Però non mi sembra che la soluzione sia un bel collage di religioni diverse, di tutte le religioni del mondo, naturalmente, altrimenti poi qualcuno si offende. A meno che le religioni non siano ridotte a filosoficamente irrilevanti caratteristiche culturali dei popoli, come l'abitudine di cucinare più o meno la pasta o quella di far colazione con cappuccino e bombolone o con una bella fetta di bacon fritto.
Io le feste dei pazzi che pensano che per qualche ragione misteriosa Dio abbia detto loro l'unica grande Verità, e che gli abbia dato il compito di diffonderla in un modo o nell'altro nel mondo illuminando gli errori altrui e salvandoci dal peccato, NON LE FESTEGGIO e non ho tanta voglia che gli altri le condividano con me.
Le religioni sono un interessante fenomeno sociologico (e psicologico) da analizzare, sono costruzioni culturali che raccontano l'affascinante storia dell'umanità, ma come "verità" non sono una cosa da prendere troppo sul serio. E soprattutto non una cosa da "rispettare" come se dentro le feste ed i riti ci parlasse Dio.
Le religioni "universalistiche", quelle che credono di dover convertire gli altri, sono una scocciatura di dimensioni bibliche, e il fatto che si stiano diffondendo dopo qualche secolo di recessione e di sviluppo del libero pensiero è uno dei fenomeni più preoccupanti che determinano lo scenario del nostro possibile (prossimo futuro) disastro globale.
E allora ai religiosi convinti di essere dalla parte del giusto si deve dire di piantarla ogni volta che se ne ha l'occasione. Altro ché "festeggiare insieme"...
Naturalmente è ancora peggio (molto, ma molto peggio) quando i "fedeli" di turno pensano di dover diffondere la loro religione con le armi, come purtroppo sembra credere qualche milione di mussulmani. Ma il fatto che questo sia peggio, non rende l'opzione "disarmata" buona.
L'opzione buona è il pensiero cauto e critico che pensa prima di parlare, e che rispetta la ricerca altrui della verità quando è ricerca della verità e non arroganza ignorante. L'opzione buona è il lasciare le religioni rivelate alla storia, o alla letteratura, o al piacere del rito privato, al piacere estetico della manifestazione artistica, per cui non si condanna e non si uccide.
Se volete festeggiare, festeggiate pure, ma non chiedete la mia approvazione. Non potrei che chiedervi di smetterla.
Lasciatemi, vi prego, alla mia laicità.
Sunday, 10 July 2016
Italiani brava gente... #BlackLivesMatter
Inuteli che vi dica che penso anche ai nostri razzismi locali, che mi preoccupano ancora di più perché da sempre siamo inconsapevoli dei nostri peccati.
Circa un anno fa il Parlamento Italiano ha perdonato il leghista Calderoli perché quando era vicepresidente del Senato ha detto che il Ministro Kyenge gli faceva venire in mente un Orango, e che doveva andare a fare il ministro in Congo.
E non era che uno dei milioni. Uno che faceva notizia perché, appunto era vicepresidente del Senato. E tutti gli altri?
Oggi seppelliamo Emmanuel Chidi Namdi, un poveretto che è stato ucciso perché ha incontrato per la strada uno degli altri: un razzista di quelli che, purtroppo, non sono difficili da trovare.
L'Italia è piena di razzismo. Ne sono piene le conversazioni da bar e ne sono pieni gli stadi.
C'è anche molto altro, lo so anche io. Ma la tolleranza per la stupidità altrui, che forse si è adottata per amor di pace e nella speranza che il problema si risolvesse da sé, non sta guarendo il male. Anzi, lo sta trasformando in una cosa normale.
E adesso?
#BlackLivesMatter
Obama cerca di rassicurare l'America: siamo uniti... ma stavolta si sbaglia. O spera... o mente.
Dà la colpa della violenza esplosa in questi giorni alle armi. Un po' di vero c'è, ma non tutto. Non il più vero del vero, non il cuore del problema.
L'America non è ancora riuscita ad uscire dal suo pantano razzista. La contraddizione esplode ancora una volta, ma esplode con un Presidente come Obama che è l'incarnazione della contraddizione del Paese.
Però non c'è alternativa: il passo va fatto. Il Razzismo, quello vero, quello legato ai tratti somatici ed al colore della pelle, è un cancro che va estirpato. Anche se l'operazione può essere dolorosa.
I simboli dell'odio, le bandiere sudiste, i poliziotti violenti e la tolleranza per il razzismo diffuso vanno schiacciati con tutto il peso della legge.
Spero che Obama e Hillary saranno alla testa di questa battaglia: senza tatticismi.
#BlackLivesMatter
Friday, 8 July 2016
Race and Brutality
But it is clear to everybody that if there is no justification there is at least a convincing "explanation".
The attack to the police didn't come as a surprise.
It is still wrong, very wrong. But the tension has been growing for years and years and years.
Now we start to know this violence better because today everybody has a smart phones and a video camera. Not because there have been official investigations and the violent officers have been punished or sacked from their job.
Sometimes, and not always, they are punished now, but only when somebody gets them in a video shooting at a harmless prisoner already at their feet. Otherwise the official version that they have shot a criminal for self defence is always accepted.
A black man is black and cannot change it. If his ethnic group is targeted with uncontrolled violence by some (by many) members of the police force, and if the police authority protects the violent officers, a reaction at some point had to come.
In the last 72 hours eight people were killed, not just five
- One black man shot in his head when he was already caught by police and harmless
- One black man shot in his chest by a police officer in front of his wife and his 4 years old daughter because he had a broken indicator in his car.
- Five police officers that - I am sure - were not responsible for the previous killings, but that were wearing the same uniform of the two criminal killers.
- Another black man that has lost his mind and has decided to shot dead the 5 police officers before being killed himself. He was not a known criminal. He was a normal black man. And he knew that if things in the US do not change, his children would have had much more chance of being killed, arrested, imprisoned, punished and expelled by school of any "white" boy.
I am deeply sorry for the eight of them. But the problem is clear.
Racism is the problem, and it has to be resolved once for all.
Sunday, 3 July 2016
Lehitraot Elie
A volte, anche spesso, la televisione ed i giornali mi sommergono di lutti non miei, per la scomparsa di presunti eroi a cui paghiamo collettivamente un omaggio che il mio cuore non sente.
Vi sono altri eroi, che magari sono "i miei eroi", a cui a volte dedichiamo solo poche parole.
Non so quanto se ne parlerà, ma intanto io voglio aggiungere una parola per ricordare la morte di Elie Wiesel, un uomo che ho ammirato, e che ho in qualche momento, leggendo i suoi libri, davvero amato come un fratello . Di un uomo come me, con i suoi dubbi, i suoi dolori ed il suo senso di colpa che, credo, non lo ha mai abbandonato.
Un uomo che ha saputo trasformare l'odio che ha ricevuto in tolleranza ed in preoccupazione per il futuro e per gli altri. Che non ha costruito muri o difese ma ponti. Un uomo che ammiro e che mi ha cambiato.
Oggi è morto: rinato alla memoria.
Da oggi in poi Elie tacerà. Resta a noi il compito di parlare al posto suo, e di ricordare.
Lehitraot, haver!
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